Partirà – misure antivirus permettendo – a febbraio e partirà “leggero“ e “analogico”: zaino in spalla con un cambio, sacco a pelo e tenda tattica, carta geografica e bussola, solo un dispositivo gps d’emergenza per farsi localizzare in caso di necessità.
«L’idea è proprio di riscoprire il nostro Paese attraverso un modo diverso di spostarsi senza impattare e cercando di cogliere l’essenza dei luoghi». Uno dei punti fermi di questo viaggio è la volontà raccontare: Elia lo farà attraverso una sorta di diario on line che aggiornerà di tappa in tappa.
«A febbraio partirò a piedi da Santa Teresa di Gallura, in Sardegna, destinazione Muggia, in provincia di Trieste. Attraverserò il Paese in solitaria, coprendo i 7000 km del Sentiero Italia in completa autonomia su sentieri appenninici e alpini, lasciandomi alle spalle tutto ciò che è superfluo alla semplice sopravvivenza. Senza correre, senza fretta, sfruttando il tempo per scoprire ogni angolo. Questo sarà il modo con cui vivrò quest’avventura».
Di più, Elia ha molto da aggiungere circa la sua vita, che lo vede impegnato come volontario del CNSAS, il Soccorso Alpino, ma anche sull’approccio fra uomo e natura frutto di questi tempi, che nasconde una passione personale per la natura e anche un monito di fondo. «Come volontario conosco cosa succede sulle nostre montagne e come in molti le affrontano», racconta.
«Il mio messaggio vuole essere legato anche a questo, alla relazione che ognuno di noi deve imparare a riscoprire con la natura, con la sacralità dei luoghi e il rispetto per i posti che sono di ognuno di noi».
Un messaggio non scontato specialmente quando si esce da periodi difficili e la voglia rivalsa viene sublimata con frequentazioni di spazi aperti e isolati.
«Mi è capitato di assistere a comportamenti negativi legati soprattutto al periodo successivo al primo lockdown: persone non preparate alla montagna raggiungere anche le nostre cime per la scampagnata poi seguita dalla richiesta di soccorso per malori o smarrimenti. Auto parcheggiate alla rinfusa e comportamenti irrispettosi della natura. Il mio cammino servirà anche a ribadire che è ora di intessere un nuovo dialogo con quello che ci circonda».
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